I nuovi risultati del progetto europeo BRAVE-WOW descrivono un quadro preoccupante negli ambienti sanitari italiani: nel campione nazionale, il 68,1% dei partecipanti riferisce che nel proprio luogo di lavoro si verificano episodi di violenza verbale almeno occasionalmente, mentre il 65,7% segnala forme di violenza psicologica. Ancora più rilevante, la svalutazione sistematica del lavoro e delle competenze professionali risulta un’esperienza ricorrente per circa un operatore su sei.
Da dove arrivano questi dati?
I risultati fanno parte del progetto europeo BRAVE-WOW, dedicato alla prevenzione della violenza e delle molestie nei luoghi di lavoro sanitari. In Italia la rilevazione è stata coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità e ha coinvolto 2.149 operatori di 14 strutture sanitarie.
FNOMCeO, commentando i dati il 5 ottobre, ha ribadito che violenza, minacce e delegittimazione non possono essere considerate una componente normale del lavoro di chi cura.
La violenza non è solo fisica
Uno degli aspetti più importanti dell’indagine è che la violenza nei luoghi di cura non coincide esclusivamente con l’aggressione fisica. Il 65,7% dei partecipanti segnala episodi di violenza psicologica nel proprio ambiente di lavoro.
Tra i comportamenti ricorrenti, la svalutazione sistematica del lavoro e delle competenze raggiunge il 16,3%, arrivando al 19,3% negli ospedali. Seguono urla e insulti con il 15,1% e gli abusi legati ai rapporti gerarchici con il 12,1%.
Il fattore più citato: sovraccarico e sovraffollamento
Nel campione, il fattore più frequentemente associato agli episodi di violenza e molestia non sono i turni notturni o il solo contesto dell’emergenza, ma sovraccarico di lavoro e sovraffollamento, indicati dal 54,3% degli intervistati.
Secondo FNOMCeO, questi dati mostrano che la sicurezza dei professionisti è legata anche all’organizzazione dei servizi, alla disponibilità di personale, ai tempi di attesa e alla qualità della comunicazione con pazienti e familiari.
Negli episodi occasionali prevalgono i familiari dei pazienti
Quando gli episodi sono occasionali, i familiari dei pazienti rappresentano la fonte più frequentemente indicata, con il 54,5% dei casi segnalati; negli ospedali la quota sale al 59,1%.
Quando invece violenza o molestie diventano ricorrenti, lo scenario cambia. Tra chi riferisce di aver subito episodi di violenza o molestia, il 37,9% indica un superiore o responsabile tra le persone coinvolte; negli ospedali la quota sale al 43,2%. Seguono familiari dei pazienti (25,2%), colleghi (24,4%) e pazienti (21,1%).
Questi dati descrivono il contesto in cui gli episodi vengono riferiti e non attribuiscono responsabilità generale alla dirigenza o a una singola categoria professionale.
Cosa succede dopo una segnalazione?
Uno dei punti più critici riguarda il divario tra possibilità di segnalare e percezione di una risposta efficace. Solo il 39,2% dei partecipanti ritiene che la propria organizzazione intervenga efficacemente dopo una segnalazione, mentre appena il 20,8% riferisce la disponibilità di supporto psicologico.
FNOMCeO chiede quindi risposte più tempestive, supporto psicologico e legale alle vittime, maggiore formazione, comunicazione più chiara con cittadini e familiari e ambienti di lavoro più sicuri.
Che cos’è BRAVE-WOW?
BRAVE-WOW è un progetto europeo attivo dal 2025 al 2027 con partner in Italia, Portogallo, Spagna e Slovenia. Il suo obiettivo è studiare violenza e molestie nei luoghi di lavoro, con particolare attenzione al settore sanitario, e sviluppare strumenti concreti per prevenzione, segnalazione e supporto.
Come interpretare correttamente i numeri
Il campione italiano comprende 2.149 operatori di 14 strutture sanitarie. I dati non devono quindi essere automaticamente estesi a tutti i medici e professionisti sanitari italiani. Tuttavia, la dimensione del campione e il coordinamento dell’ISS rendono i risultati un segnale importante sulle condizioni di lavoro e sulla sicurezza nei servizi sanitari.
Il messaggio per la professione medica
La violenza contro chi lavora in sanità non è solo un problema di sicurezza: può contribuire a burnout, insoddisfazione professionale, abbandono del SSN e peggioramento della qualità dell’assistenza. Proteggere chi cura significa quindi anche proteggere la continuità e la qualità delle cure.
Fonti: FNOMCeO, 5 ottobre 2026; progetto europeo BRAVE-WOW; rilevazione italiana coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità.
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Foto: Vladimir Fedotov / Unsplash — immagine decorativa relativa all’ambiente di lavoro sanitario.